Settimana 02/11 – 08/11 2014

Questa settimana, come in quelle che verranno, si parte da domenica. E si parte, in questo specifico caso, con un numero: 60mila, o più, come le persone che hanno preso parte alla maratona di New York. Si prosegue con una vicenda sicuramente più triste, quella dei funerali delle vittime dell’attentato dei taliban nei pressi di Lahore, tra India e Pakistan. Nei giorni successivi l’attenzione verrà  dedicata alle elezioni di medio termine negli Usa che iniziano martedì e decidono, di fatto, se Obama ha ancora la fiducia degli americani o meno. L’aggiornamento sarà continuo, giorno dopo giorno, in questo unico post, in modo che ogni volta si possa trovare un breve riepilogo di quanto successo nei giorni precedenti. Per non perdere il filo, seppur sottile, di quello che succede qua fuori.

DOMENICA 02/11

Veduta aerea del ponte di Verrazzano, a New York, invaso dai corridori della 44esima maratona della Grande Mela.

Veduta aerea del ponte di Verrazzano, a New York, invaso dai corridori della 44esima maratona della Grande Mela. Foto con fish eye, i bordi si stondano.

La maratona di New York è la più importante del mondo. Nella sua 44esima edizione ha visto al via più di 60mila partecipanti pronti ad affrontare una gelida mattina di novembre. Molti runners, dati i 4 gradi centigradi segnati dal termometro, si sono coperti con sacchi, teli e ogni genere di astuzia fermandosi anche per qualche spuntino durante il percorso. Più seri sono stati invece il vincitore Wilson Kipsang (2h10’59’’) e Mary Keitany (2h25’07’’), grandi favoriti fin dalla vigilia.Per l’occasione, quest’anno, New York ha ospitato più di 150mila persone tra cui anche molte celebrities amanti della corsa. Per esempio, il giudice di Masterchef Usa e Italia Joe Bastianich, ha documentato la sua maratona su Instagram per tutti i sui follower che, a giudicare dai like, sembrano avere apprezzato http://instagram.com/jbastianich.

LUNEDÌ 03/11

A Lahore si celebrano i funerali di tre vittime dell'attentato terroristico rivendicato dai taliban. Le vittime vengono omaggiate dai loro cari. Visivamente importante il contrasto tra i lunghi vestiti neri e quelli colorati che circondano i cadaveri.

A Lahore si celebrano i funerali di tre vittime dell’attentato terroristico rivendicato dai taliban. Visivamente importante il contrasto tra i lunghi vestiti neri e quelli colorati che circondano i cadaveri.

Si sono celebrati oggi i funerali di alcune delle 55 vittime, quelle fino ad ora accertate, morte dopo che un’autobomba è stata fatta esplodere dai taliban pakistani nei pressi di Lahore, al confine tra India e Pakistan domenica. L’attentato suicida è arrivato alla vigilia della parata militare che si tiene alla frontiera di Wagah, fra i due paesi, e che è stata sospesa per la prima volta nella storia. Nel documentare l’attentato va un grande merito all’agenzia Reuters che ha dato per tutte le giornate di ieri e oggi aggiornamenti continui e in tempo reale sul numero dei morti e sullo svilupparsi della situazione.

MARTEDÌ 04/11

Hillary Clinton in New Hampshire a supporto della senatrice democratica Jeanne Shaheen. Foto di Darren McCollester.

Hillary Clinton in New Hampshire a supporto della senatrice democratica Jeanne Shaheen. Sorrisi e patriottismo per scongiurare la vittoria dei repubblicani al Senato nelle elezioni di medio termine. Foto di Darren McCollester.

Se il voto di metà mandato dovesse favorire i repubblicani, non sarebbe la prima volta di un presidente americano senza la maggioranza nel suo governo. Obama e i democratici, pero’, sperano ancora. Oggi si vota per il rinnovo di tutti e 435 i seggi della Camera, dove già i repubblicani prevalgono, e di un terzo del Senato, dove i sondaggi li danno per ora in vantaggio. Una partita delicata questa che ha visto scendere in campo, con 45 apparizioni pubbliche, Hillary Clinton a supporto di Obama. Hillary, inutile nasconderlo, è la diretta erede della leadership democratica alle elezioni del 2016 e ha tutto l’interesse a comparire in pubblico curando la zoppicante immagine del suo partito. Dal New Hampshire al Kentuky, dove ha esclamato “uniti vinciamo, divisi cadiamo”, Hillary ha sostenuto i democratici candidati a governatore apparendo sicura e sfoderando il suo migliore sorriso.
Basterà?
Interessanti il racconto e la galleria fotografica dei giorni prima del Midterm del The New Yorker, qui il link http://www.newyorker.com/news/news-desk/slide-show-last-days-midterms?int-cid=mod-latest .

MERCOLEDÌ 05/11

Ad Atlanta i repubblicani festeggiano la vittoria del candidato al Senato David Perdue. Salti, abbracci, sorrisi e braccia al cielo. Foto di Stephen Crowley.

Ad Atlanta i repubblicani festeggiano la vittoria del candidato al Senato David Perdue. Salti, abbracci, sorrisi e braccia al cielo. Foto di Stephen Crowley.

A republican wave” titolava oggi, non a torto, il sito del Washington Post. Un messaggio chiaro: i repubblicani hanno vinto le elezioni di medio termine. I primi, provvisori, risultati avevano già sancito la sconfitta dei democratici nella prima mattinata di oggi. Ai repubblicani bastavano 6 stati per prevalere ma sono almeno sette quelli strappati al partito del presidente: North Carolina, Arkansas, Colorado, Iowa, West Virginia, Montana, South Dakota. È stato un lungo martedì notte per gli americani. Molti hanno aspettato insieme i primissimi risultati nei circoli e nelle sedi locali dei partiti. Alla notizia che Obama aveva perso la maggioranza, è iniziata la festa dei repubblicani e i senatori eletti hanno rotto il silenzio unendosi alle feste organizzate nelle loro roccaforti. Diversa la situazione nei gruppi democratici, qualche lacrima e tanto sconforto per l’avverarsi di uno scenario già immaginato più volte nell’ultimo periodo: l’America non si fida più di Obama.

GIOVEDÌ 06/11

Un poliziotto in tenuta anti sommossa davanti a un gruppo di manifestanti mascherati a Bruxelles. Foto di Julien Warnand

Un poliziotto in tenuta anti sommossa davanti a un gruppo di manifestanti mascherati a Bruxelles. Foto di Julien Warnand

I cartelli di buona parte dei 120mila manifestanti invitavano a una maggiore solidarietà, oggi, a Bruxelles, durante la protesta nazionale contro le politiche di austerity.  “La force de la solidarité (la forza della solidarietà), urlavano e scrivevano sugli striscioni i partecipanti al corteo che da Gar du Nord è arrivato fino a Porte de Hal. Come una nuvola rossa, perché di rosso erano vestiti i partecipanti per essere visivamente più forti. Non tutti però inneggiavano alla solidarietà, o quantomeno, non l’hanno messa in pratica. C’era chi indossava maschere e giubbetti catarifrangenti, lanciava fumogeni e oggetti, ribaltava macchine e le incendiava. Lo scontro con la polizia e i feriti sono stati il seguito quando gas e idranti hanno respinto i manifestanti. Solidarietà contro l’austerity, in una bella unione. Incendi e violenza, seppur di pochi, per farsi notare, dimenticando proprio quello che era il sentimento di fondo della contestazione.

VENERDÌ 07/11

Oggi terza giornata di protesta nazionale in Messico per i 43 ragazzi rapiti e poi uccisi dal cartello dei Guerreros.

Oggi terza giornata di protesta nazionale in Messico per i 43 ragazzi rapiti e poi uccisi dal cartello dei Guerreros.

 

Nasci a Iguala, in Messico, e al posto di affiliarti al cartello dominante, quello dei Guerreros, decidi di studiare in una delle poche, malandate, scuole rurali che la tua città ti offre. Ma vieni rapito, perchè l’alternativa non può esistere in un paese dove è normale che la moglie del sindaco, in questo caso María de los Ángeles Pineda, sia la sorella di due narcotrafficanti. Dove una protesta contro la privatizzazione delle scuole pubbliche ti costa la vita. Dopo più di un mese vieni ucciso. Ti hanno cercato le forze di polizia, dopo aver arrestato il sindaco Luis Abarca, e, insieme ai tuoi 42 compagni rapiti come te, non vieni trovato. Il mandante della tua mattanza è una forza politica e ora ai tuoi concittadini non resta che protestare, facendo ricorrere in ogni dove quel numero 43, come quei ragazzi ritrovati oggi senza vita.

 

SABATO 08/11

 

Un sostenitore della liberalizzazione della marijuana non si nasconde durante le elezioni di midterm negli Usa.

Un sostenitore della liberalizzazione della marijuana non si nasconde durante le elezioni di midterm negli Usa.

 

Occhiali da sole a forma di foglie di cannabis. E tanto di “canna” in mano, per questo forte sostenitore della liberalizzazione dell’uso di marijuana a scopo ricreativo negli Usa. Durante le elezioni di midterm, dello scorso martedì, uno dei temi principali è stato proprio questo, è possibile farsi una canna o no? È ufficiale: Washington Dc, Alaska e Oregon hanno votato si. In questi tre stati, come già in Colorado, si potrà fare uso della sostanza stupefacente dai 21 anni in su, a scopo ricreativo. Anche se per lo stato federale la marijuana rimane una sostanza illegale al pari di eroina e Lsd, i repubblicani vittoriosi ma pur sempre conservatori, dovranno, entro gennaio 2016, rendere legale nei tre stati la cannabis. Più facile risolvere la diatriba in Florida, dove la maggioranza degli elettori si è detta contraria all’uso della sostanza anche per scopi medici. Farsi una canna a Washington diventerà davvero così semplice? Aspettiamo

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