Joint: quando la marijuana diventa legale

 

Il muro di marijuana fa appena intravedere il lavoratore che l'ha creato. Foto di Ed Kashi, Colorado. Un fotoreportage per documentare la legalizzazione della cannabis negli Usa del 2014.

Il muro di marijuana fa appena intravedere il lavoratore che l’ha creato. Foto di Ed Kashi, Colorado. Un fotoreportage per documentare la legalizzazione della cannabis negli Usa.

Ed Kashi si definisce come un fotografo “in love with storytelling and creating positive change“, appassionato del raccontare e dei cambiamenti in senso buono dunque. E, neanche a farlo apposta, l’ultima storia che lo ha incuriosito è quella di un cambiamento, se in senso buono ancora non si sa. Si sta parlando della liberalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. La  #potlegalization, come amano chiamarla i sostenitori, è una battaglia vinta già in cinque stati, tra cui Washington, l’ultimo arrivato. Altri 22 hanno ridotto le pene per chi consuma cannabis a scopo ricreativo e gli sviluppi non sembrano destinati a finire. Ed Kashi ha definito il 2014 come l’anno della svolta per gli Usa in questo senso e ha documentato, con foto che ci spingono fino in mezzo alle coltivazioni di erba, come è gestita la liberalizzazione nello stato pioniere del Colorado.

23 gennaio 2014. Un lavoratore di Denver addetto alla coltivazione della Marjuana. Un lavoro come un altro.

23 gennaio 2014. Un lavoratore di Denver addetto alla coltivazione della Marjuana. Un lavoro come un altro.

La marijuana da lavoro, la marijuana costituisce un vero e proprio mercato. In 5 anni, secondo uno studio di ArcView, il business varrà 10.2 miliardi di dollari. Tutto nella più completa legalità.

Un cliente cammina per uno dei centri autorizzati a vendere cannabis a Denver, Colorado.

Un cliente cammina per uno dei centri autorizzati a vendere cannabis a Denver, Colorado.

 A luglio del 2014 lo stato del Colorado aveva collezionato circa 35 milioni di dollari in tasse e licenze per i negozi che vendono cannabis a scopo ricreativo o terapeutico. Funziona così: chi apre un negozio del genere paga tasse allo stato dopodiché è libero di vendere i vari tipi della sostanza stupefacente, sia a chi si vuole semplicemente divertire, sia anche a chi la usa per alleviare dolori fisici, stress e disturbi mentali. A Denver si parla con tranquillità dell’esistenza di questi shops. La gente entra ed esce, nulla di così strano.

22 gennaio 2014. Un impiegato dell'iBake Smoking Lounge in Colorado prepara una canna a un cliente.

22 gennaio 2014. Un impiegato dell’iBake Smoking Lounge in Colorado prepara una canna a un cliente.

 Sono poi 3.523 gli impiegati nel settore, solo in Colorado e solo nei primi tre mesi  del 2014. Un processo lunghissimo quello che porta la cannabis sugli scaffali dei negozi. Dalla coltivazione, a cui sono addetti i “farmers”, alla crescita, alla lavorazione fino alla vendita. Le “grow houses”, centri specializzati nella coltura d’erba, sono sempre di più in tutto lo stato e i loro lavoratori vengono simpaticamente chiamati “Medicine Men“. La legge sulla legalizzazione passata il primo giorno dello scorso gennaio ha dunque dato vita non solo a una nuova e creativa, se così si può dire, industria. Ha anche permesso che un’ intera comunità potesse affacciarsi ad una novità immensa, aprirsi e sperimentare. Che poi questo venga fatto attraverso l’uso di sostanze stupefacenti resta un fatto innegabile e anche contestabile. Esiste però il diritto di scelta ed esiste Ed Kashi, che documenta un lontano e bizzarro mondo in piena evoluzione.

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