Settimana 04/01-10/01

La parola della settimana è Parigi, senza dubbio Parigi. Una capitale che trema di paura sotto gli attacchi, insistenti, crudeli e coordinati degli jihadisti solitari che tornano a terrorizzare il mondo. L’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo dei due fratelli musulmani Kouachi aveva inizialmente scioccato per la sua portata mortale: 12 le vittime fra cui 8 giornalisti, un ospite del giornale, 2 poliziotti e il portiere dell’edificio. Ma chi poteva immaginare che la tragedia fosse solo la miccia di quella che sarebbe diventata una vera e propria guerra di quartiere tra polizia e terroristi? E chi, ancora, poteva immaginare che i due killer non erano soli? Un altro fanatico integralista, infatti, che porta il nome di Amedy Coulibaly, la mattina seguente al primo attacco, ha freddato una vigilessa parigina in servizio a colpi di mitragliatrice. Si è poi dato alla macchia come i suoi compagni, compagni che aveva conosciuto in cella anni prima, perché nulla accade per caso. Le autorità francesi hanno risposto schierando 88mila uomini delle forze dell’ordine che hanno dato la caccia nei sobborghi e nelle periferie di Parigi agli uomini del terrore. Da una vicenda sanguinosa non poteva che arrivare un epilogo sanguinoso ma che ha avuto, come tutta la storia, una chiusa quasi impensabile. I fratelli Kouachi barricati in una copisteria a Nord di Parigi, dopo ore, sono stati uccisi mentre gridavano che volevano morire da martiri. Desiderio esaudito, peccato che non siano martiri. Ameni Coulibaly, quasi contemporaneamente, si trovava invece asserragliato in un supermercato cacher di Parigi dove ha ucciso 4 persone e, prima di essere colpito dalla polizia francese, è riuscito a ferire 3 agenti. Un epilogo disastroso, che scuote, incute paura per un totale di 20 morti. Quello che i media hanno e non hanno detto durante la vicenda, le false notizie che per tutta la giornata di venerdì 9 gennaio sono circolate, e quelle che sono state omesse, rendono chiaro come sia stato difficile il ruolo dei professionisti dell’informazione in una situazione “in divenire”. E, se possibile, rende ancora più chiaro come le immagini siano state fondamentali. Ecco perché oggi si è deciso di riproporre tutte quelle chiave, dal giorno dell’attentato, alla reazione delle piazze, fino al blitz finale. Nel ricordo di tutte le vittime di un fanatismo che va fermato, e al più presto, e di chi,  si è adoperato perché il mondo sapesse, quasi in diretta, cosa stava succedendo.

La settimana appena passata però non ha impedito che il flusso degli eventi nel resto del mondo si interrompesse, anzi. La jihad è tornata a colpire in Nigeria con il gruppo terrorista di Boko Haram. Un vero massacro nei villaggi nigeriani che  non si uniscono al gruppo e si parla di circa 2000 morti, due 0 in più di Parigi e una sofferenza infinita.

Ha nevicato dove si pensa che non sia proprio possibile: in Medio Oriente. La Cisgiordania ha rivisto la neve dopo anni. A Gerusalemme palestinesi e israeliani hanno fatto rifornimento di viveri per poter poi barricarsi in casa durante la fase più intesa della nevicata. Le immagini scattate da luoghi che siamo abituati a vedere sotto un sole cocente sono straordinarie.

Qui la gallery della settimana, ricca più del solito ma ci andava tutto

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