Steve McCurry, l’India e una strada aperta tra montagne di bagagli

West Bengal, India, 1983. Steve McCurry, trains.

West Bengal, India, 1983.
Steve McCurry, trains.

In India viaggiare con l’aereo costa troppo e allora, fin dagli anni ’80, è nata una grandissima rete ferroviaria che trasporta, per poche rupie, da un punto all’altro dell’immenso territorio.

Di conseguenza, come dice Steve McCurry: “I treni e le stazioni sono sempre pieni di gente, sempre affollati”. Da questa considerazione ne è nato un progetto fotografico. McCurry, mentre si trovava in India nel 1983, decise di provare a catturare le infinite storie umane che passavano dai principali snodi ferroviari e, soprattutto, sulle locomotive. “Ogni volta che arrivava un treno, tentavo di catturare l’incredibile trambusto che si creava, sforzandomi di non calpestare le persone accampate sui marciapiedi e di aprirmi la strada tra montagne di bagagli”. L’aspetto che più affascinava il fotografo era quello della quotidianità che si poteva ritrovare tra gli indiani in viaggio: mangiare, dormire, accudire i bambini e concludere scambi di ogni tipo, arrivando anche a vendere mucche sulle banchine delle stazioni. Un mondo così particolare che solo le immagini sarebbero bastate a raccontarlo.

La stazione di Angra al tramonto. India 1983

La stazione di Angra al tramonto. India 1983

 

All’inizio i viaggiatori erano molto restii a farsi fotografare ma “se rimani nello scompartimento di un treno per 6 ore di seguito alla fine la gente non fa più caso alla tua presenza”, spiega McCurry. Per cogliere le storie più belle poi, il fotografo ha anche rischiato più volte la vita. Gli indiani, infatti, amano viaggiare sui tetti dei vagoni, dove fa più fresco e dove gli affari si concludono in totale libertà, come in questo caso

Contadini trasportano il fieno su un tetto di un treno che percorre la tratta Decca-Peshawar.

Contadini trasportano il fieno su un tetto di un treno che percorre la tratta Decca-Peshawar.

 

Ma la grandezza di tutto il reportage indiano sta in una foto che è unica nel suo genere ed è sinonimo di grande adattamento e conoscenza del territorio in cui si sta lavorando, sebbene sia a migliaia di chilomentri da casa e, nel caso di McCurry, da Philadelphia. Il fotografo, durante una lunga sosta ad Agra, passò cinque giorni a fotografare i treni che passavano mentre, alle loro spalle, spariva e ricompariva imponente il Taj Mahal. Dopo cinque giorni di lavoro sono arrivati dei personaggi singolari: gli addetti ai lavori dei treni. Questi, su una colossale locomotiva a vapore nera, controllano le condizioni dei binari mentre, in un gioco di contrasti cromatici magnifico, alle loro spalle, si staglia il Taj Mahal. Passato e presente, bianco e nero.

Un'operazione sui binari vicino al Taj Mahal, Angra, India 1983.

Un’operazione sui binari vicino al Taj Mahal, Angra, India 1983.

Perché, come dice McCurry:“La stazione è un teatro, sul cui palcoscenico vengono rappresentate tutte le vicende inimmaginabili. Non c’è nulla di cui i treni non siano stati testimoni”. Esattamente come il tempo, come il passato e il presente.

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