MARTEDÌ 27/01: IN FUGA DA BOKO HARAM

Stop Boko Haram. Durante la manifestazione di Parigi un uomo sorregge un cartello per ricordare le stragi compiute dal gruppo islamico in Africa. Foto Ansa

Stop Boko Haram. Durante la manifestazione di Parigi un uomo sorregge un cartello per ricordare le stragi compiute dal gruppo islamico in Africa. Foto Ansa

Nella giornata della memoria dello sterminio nazista di 6 milioni di ebrei vale la pena di ricordare, o meglio, di provare a non far passare in secondo piano, la strage in piena regola compiuta negli ultimi mesi dal gruppo islamico di Boko Haram, in Africa.

“Chiunque non sia guidato da ciò che Allah ha rivelato è tra i trasgressori”. Questa la frase del Corano che guida i miliziani di Boko Haram secondo i quali, nel rispetto dell’islam, ogni buon fedele non può prendere parte agli aspetti della vita politica e sociale che siano in qualche modo, anche solo lontanamente, legati alla società occidentale. Ciò include anche non votare alle elezioni, non vestirsi con magliette alla moda o ricevere un’educazione secolare. Il gruppo però, negli ultimi due anni, ha preso sempre più forza in un paese, la Nigeria, che è profondamente musulmano e di cui il presidente, musulmano anche lui, ha iniziato una forte campagna di sensibilizzazione verso il credo di Maometto. A farne le spese sono tutte le minoranze, cristiane soprattutto, che popolano i territori di Nigeria, Niger e Ciad, o tutti quei giovani che, scegliendo di non unirsi ai fanatici, preferiscono andare a scuola.

Una ragazza in mezzo alla distruzione lasciata dal gruppo di Boko Haram in un villaggio del nord della Nigeria.

Una ragazza in mezzo alla distruzione lasciata dal gruppo di Boko Haram in un villaggio del nord della Nigeria.

Nel 2013 è iniziata l’emergenza umanitaria. Boko Haram, già allora, faceva strage di innocenti rapendo bambini e ragazzi dalle scuole con una predilezione per le femmine, ritenute indegne di ricevere un’educazione. La mattanza, oltre che nelle scuole dove i miliziani entrano e urlano “seguiteci o vi uccidiamo”, è continuata nei villaggi cristiani. Le stime del 2014 parlano di oltre 6mila civili uccisi dal gruppo. Per chi riesce a scappare le prospettive sono quelle dei campi di rifugio, realtà tristi dove, secondo gli ultimi dati del 2013 ci sono stati oltre 100mila arrivi nei soli primi tre mesi dall’inizio delle stragi. Un’emergenza umanitaria in piena regola unita alle vite di chi, impaurito, deve ricostruire tutto.

Alcuni rifugiati da Boko Haram ascoltano la radio nel campo di accoglienza in Nigeria.

Alcuni rifugiati da Boko Haram ascoltano la radio nel campo di accoglienza in Nigeria.

A inizio gennaio del 2015 altre notizie terrificanti. Intanto che il mondo rivolgeva tutta la sua attenzione agli attentati di Parigi, ecco che i fanatici nigeriani tornavano a colpire con un’offensiva senza pari. A Baqa, un piccolo villaggio, il primo di una lunga serie di 16 nello stato di Borno ad essere colpito, sono morte 100 persone e i corpi sono stati abbandonati per strada. La loro colpa? Opporsi a Boko Haram. Il totale delle vittime in tutti e 16 i villaggi? Almeno 2mila. Molti abitanti dei luoghi assaliti si sono diretti a nuoto verso le coste del Ciad rimanendo intrappolati per giorni nelle isole vicine. Si sono susseguiti rapimenti di studenti e studentesse, senza che fossero mai ritrovate quelle rapite nel 2014 dal gruppo (e per cui è nata una campagna di sensibilizzazione internazionale: #bringbackourgirls). Rimangono le amare testimonianze delle poche riuscite a fuggire durante gli spostamenti del gruppo. “Avremmo preferito andare a morire, poi abbiamo corso all’impazzata verso la boscaglia”.

Uno dei combattenti al fianco dell'esercito nigeriano per arginare l'espansione di Boko Haram.

Uno dei combattenti al fianco dell’esercito nigeriano per arginare l’espansione di Boko Haram.

Ma quello che più sconcerta è che gli attacchi di Boko Haram si sono intensificati nell’ultimo periodo. Il 24 gennaio un nuovo massacro ha colpito gli abitanti di una località a circa 5 chilometri da Maiduguri. Sono state uccise 15 persone durante l’ora della preghiera e l’intero villaggio è stato incendiato. E mentre il segretario di stato Usa, John Kerry, è volato in Nigeria per vedere con i suoi occhi l’emergenza ecco che il gruppo del terrore sorprende il mondo. I miliziani hanno infatti rilasciato 192 ostaggi secondo quanto riportato dal The Telegraph lo scorso 25 gennaio. Non si tratta delle liceali rapite nel 2014, come molti speravano, ma di gran parte dei 218, fra donne e bambini, rapiti lo scorso 6 gennaio a Katarko, una cittadina a circa 20 chilometri dalla capitale dello Stato di Yobe, Damaturu.

 

Miliziani di Boko Haram in viaggio e armati.

Miliziani di Boko Haram in viaggio e armati.

Dopo l’ultimo attacco, l’esercito nigeriano ha deciso di rispondere al gruppo di fanatici non solo con lo schieramento di forze via terra ma anche con l’impiego dell’areonautica. Da domenica sono in corso combattimenti nei pressi di Maiduguri per evitare un’ulteriore avanzata di Boko Haram nel nord del paese.

 

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