L’autore dei migliori scatti dell’anno: “Sto ancora crescendo come fotografo”

La foto che è diventata simbolo dell'epidemia di Ebola. Due operatori sanitari portano all'aperto James Dorbor, 8 anni, sospettato di aver contratto il virus. Foto di Daniel Berehulak.

La foto che è diventata simbolo dell’epidemia di Ebola. Due operatori sanitari portano all’aperto James Dorbor, 8 anni, sospettato di aver contratto il virus. Foto di Daniel Berehulak.

L’australiano Daniel Berehulak è il fotografo dell’anno per la sezione reportage della  72ª edizione della Pictures of the year international (Poyi) grazie al suo fotodocumentario sull’Ebola dello scorso 2014.  Oltre a questo prestigioso titolo, sullo scaffale dei trofei del fotografo 45enne, troviamo anche un premio Pulitzer, vinto nel 2011. Per aggiudicarsi quest’ultimo Berehualk aveva creato un fotoracconto dell’alluvione nel Pakistan del 2010 con immagini tanto forti e convincenti da essere state comprate dal New York Times.

Alcuni uomini pakistani, nel villaggio di Baserà, tentano di portare in salvo le loro bestie dall'alluvione. Pakistan 2010, foto di Daniel Berehulak.

Alcuni uomini pakistani, nel villaggio di Baserà, tentano di portare in salvo le loro bestie dall’alluvione. Pakistan 2010, foto di Daniel Berehulak.

Il portfolio con cui ha vinto il premio di quest’anno, invece,  è di tutt’altro tipo. Le immagini raccontano la diffusione del virus dell’ebola in Africa occidentale. Berehulak è stato uno dei pochi fotografi che si è avventurato nei luoghi dove Ebola stava mietendo più vittime. Ancora una volta, fondamentale l’aiuto, e le possibilità economiche del suo committente, il The New York Times. Insieme al giornalista del Times Norimitsu Onishi, Berehulak è arrivato a Monrovia, in Liberia, nell’agosto del 2014,  con un kit di 300 paia di guanti, 35 tute protettive e poi maschere, occhiali e disinfettante per le mani. “La situazione in Liberia era diversa da quello a cui i fotografi sono normalmente abituati. Parlavo spesso con Daniel chiedendogli di stare sempre attento e di seguire tutte le procedure per proteggersi”, racconta il photoeditor del New York Times David Furst. Proteggersi da un virus che mieteva vittime ogni giorno ma che, soprattutto, la popolazione locale negava esistere e contro il quale, a lungo tempo, non ha preso provvedimenti.

Gli operatori sanitari in un centro di assistenza ai malati di Ebola pregano prima del giro di visite quotidiano ai malati.

Gli operatori sanitari in un centro di assistenza ai malati di Ebola pregano prima del giro di visite quotidiano ai malati.

Tanti successi ma ancora tanta strada da fare per il fotografo che in una recente intervista per il The New York Times ha detto: “Sto ancora crescendo come fotografo. Sto cercando di imparare di più come giornalista e capire meglio la storia che sto fotografando per comunicare in maniera diversa con le mie immagini”. Spiegando così la sua decisione di allontanarsi dall’agenzia di fotografia Getty Images con cui collaborava da anni.

Non solo Pakistan e Africa ma anche India e Brasile tra i luoghi che hanno fatto trionfare Berehulak e le sue foto. Nel reportage con cui ha vinto il premio di quest’anno c’erano anche immagini dell’India e della sua povertà così come del Brasile in crescita. Due luoghi dove il fotografo è stato nel 2014 e di cui ha saputo raccontare molto con i suoi scatti. Certo, sono solo due dei 50 paesi che a 45 anni Berehulak ha già visitato, ma hanno portato bene.

Jharia, India. Alla mattina le donne portano grandi cesti pieni di carbone sulle loro teste per pochi dollari al giorno. Nell'area intronata città sorge infatti una grande miniera di carbone.

Jharia, India. Alla mattina le donne portano grandi cesti pieni di carbone sulle loro teste per pochi dollari al giorno. Nell’area intronata città sorge infatti una grande miniera di carbone.

 

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