LUNEDÌ 09/03

Mio cugino ha accettato di farsi ritrarre mentre faceva sesso con una ragazza nell’auto di lei. Per loro non era strano. Ci sono parcheggi noti per essere luoghi in cui le coppie hanno rapporti sessuali. E ci sono anche uomini e donne soli che guardano anonimamente attraverso i finestrini nebbiosi delle auto. “La vergogna è morta”, ha detto qualcuno a Charleroi. Giovanni Troilo, Luzphoto

Mio cugino ha accettato di farsi ritrarre mentre faceva sesso con una ragazza nell’auto di lei. Per loro non era strano. Ci sono parcheggi noti per essere luoghi in cui le coppie hanno rapporti sessuali. E ci sono anche uomini e donne soli che guardano anonimamente attraverso i finestrini nebbiosi delle auto. “La vergogna è morta”, ha detto qualcuno a Charleroi. Giovanni Troilo, Luzphoto

Anche in fotografia esistono le polemiche. Se si parla di premi importanti poi, si fa quasi concorrenza a quelle politiche.

Quest’anno nel mirino c’è il World Press Photo come spiega uno dei photoeditor di Internazionale Christian Caujolle. “Sembra diventata un’abitudine: da qualche anno la proclamazione dei vincitori del World press photo si lascia dietro una scia di polemiche. Se poi alcuni premi sono contestati, o altri ritirati, la polemica si inasprisce ulteriormente”, esordisce Caujolle nel suo pezzo dello scorso 6 marzo.

Nel mirino delle polemiche c’è lui, l’italiano Giovanni Troilo, primo premio nella categoria Contemporary issues, poi squalificato. Perché? Una delle foto del reportage, in cui si vede un pittore che realizza un quadro con delle persone nude, non era stata scattata a Charleroi, come dichiarato nella didascalia, ma in una località alla periferia di Bruxelles. Nel presentare il suo progetto – sulla città di Charleroi, in Belgio, intitolato Il cuore nero dell’Europa – il fotografo aveva dichiarato che tutte le foto erano state scattate nella piccola cittadina belga. Il fatto che l’autore si sia spostato di qualche miglio dalla zona dichiarata, restando per altro sempre in Belgio, gli è valsa la squalifica.

Un’ altra foto contestata è quella scelta per iniziare la riflessione di questo articolo. La didascalia integrale, che il fotografo sostiene di aver mandato ai giudici, dice chiaramente che l’autore dello scatto ha convinto il cugino a farsi riprendere mentre faceva sesso in macchina con una ragazza nell’auto di lei. L’obiettivo era quello di descrivere come a Charleroi sia pratica comune appartarsi nei parcheggi o in zone isolate e avere rapporti sessuali occasionali. E, dettaglio non irrilevante, il tutto si svolge sotto gli occhi attenti di guardoni che nascosti nelle loro macchine osservano la scena. Troilo sostiene di aver inviato la didascalia integrale, i giudici il contrario. Sta di fatto che il vincitore è stato squalificato per una formalità su cui giacciono ancora molte ombre, non per una vera e propria scorrettezza. “Sono triste”, ha dichiarato il fotografo al New York Times anche se ha poi precisato che avrebbe dovuto fare più attenzione nel compilare le didascalie.

Come ribadisce Caujolle nel suo pezzo, d’altronde “la discussione è sterile e si ha l’impressione sempre più irritante di stratagemmi che si basano sulle ambiguità stesse del premio e dei suoi regolamenti, e non sul contenuto. Tra un fotografo che si difende goffamente per il suo “errore” e un direttore del festival di fotogiornalismo Visa pour l’image che afferma che non esporrà più i vincitori del World press photo, si sfiora il ridicolo”.

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