Ultimo giorno per ammirare gli scatti di Robert Capa a Milano

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 7-18 luglio 1943

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 7-18 luglio 1943

Robert Capa è stato un genio della fotografia, un girovago del mondo, un curioso, come ogni fotoreporter dovrebbe essere. Nato in Ungheria nel 1913, a trent’anni esatti, nel 1943, si trova in Sicilia dove gli Alleati sbarcano per risalire la penisola italiana e sconfiggere fascisti italiani e nazisti tedeschi. Il fotografo la guerra l’aveva già conosciuta in Spagna dove ha documentato il conflitto civile, gli orrori di uno scontro interno a un Paese estremamente complicato da dover raccontare attraverso le immagini.

Non meno facile il compito che Capa si autoassegna quando arriva in Italia. Vuole seguire le truppe americane, la loro risalita dell’Italia. Quest’esperienza è raccontata attraverso 78 suoi scatti allo spazio Oberdan di Milano, fino al 26 aprile 2015. Rigorosamente in bianco e nero, le immagini sono state scattate tutte tra il ’43 e il ’44. Emanano una forza nuova, che viene dalla popolazione italiana mentre accoglie gli Alleati liberatori. Mentre cerca di risollevarsi dalla povertà, dalle umiliazioni subite. È un Sud Italia arido quello di Capa, ma popolato da personaggi unici. Il contrasto tra soldati e uomini comuni stordisce. Capa inquadra nel suo obiettivo soggetti per cui sente una solidarietà forte, un’empatia che nella resa degli scatti traspare. Sono foto di persone, di gente. Sono foto umane.

Per confermare questo, basta leggere quanto Capa ricorda di un episodio vissuto in quegli anni:«Eravamo alla periferia di Palermo, i tedeschi erano stati isolati e ciò che restava delle forze italiane non aveva intenzione di combattere. La jeep che mi ospitava, seguiva i primi carri della seconda divisione corazzata lungo il percorso verso il centro della città. La strada era fiancheggiata da decine di migliaia di siciliani in delirio che agitavano fazzoletti bianchi e bandiere americane fatte in casa con poche stelle e troppe strisce. Avevano tutti un cugino a “Brook-a-leen”. Ero stato all’unanimità riconosciuto come siciliano dalla folla in festa. Ogni rappresentante della popolazione maschile voleva stringermi la mano, le donne più anziane darmi un bacio e le più giovani riempivano la jeep di fiori e frutta».

Da Palermo a Napoli, il ritratto di un’Italia in una delle sue fasi storiche più delicate e significative. Un ritratto fatto di volti, di sensazione umane. L’autore è di tutto rispetto, è il padre del fotogiornalismo moderno, un uomo che ha saputo sacrificare tutto per avere uno scatto. Capa è infatti morto  in Indocina, mentre ne documentava la guerra nel 1954. Per fotografare una colonna militare da un’altura il fotografo ha messo il piede su una mina nascosta ed è rimasto così ucciso. La Magnum Photos, agenzia fotografica storica che aveva fondato con i celebri colleghi Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger nel 1947, piange un collega di una bravura inestimabile. Un amante dello scatto perfetto che potesse raccontare la Storia.

Qui alcuni degli scatti in mostra a Milano

 

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