LUNEDÌ 06/07

La festa dei sostenitori del "no", la sera del 5 luglio in piazza Syntagma ad Atene dopo aver appreso di aver vinto. foto Ansa

La festa dei sostenitori del “no”, la sera del 5 luglio in piazza Syntagma ad Atene dopo aver appreso di aver vinto. foto Ansa

Alle 18 di ieri, 5 luglio, giorno del referendum greco, su Atene e dintorni regnava il silenzio. Più del 40% degli aventi diritto aveva votato, la decisione era stata presa, non si poteva tornare indietro. Febbrili gli spogli delle schede. Nai (si, in greco) e Oxi (no, in greco). Oxi e Nai. E già dopo pochi minuti dalla chiusura delle urne i sondaggi parlavano di un vantaggio del “no”. Emergeva la volontà greca di non piegarsi a un patto con l’Europa, quell’Europa che impone un regime d’austerità troppo gravoso per le banche elleniche. Proprio quelle banche elleniche che il debito concesso loro dal Fondo Monetario Internazionale non l’hanno mai saldato.

Alla conferma della vittoria del “no”, arrivata in tarda serata con il 60% sul si, la gioia di Tsipras è esplosa. Il leader greco ha subito dichiarato:”Oggi la democrazia batte la paura”. Mentre di sottofondo suonava la melodia della canzone partigiana Bella Ciao e in piazza Syntagma, cuore della capitale greca, iniziavano i festeggiamenti.

Ma cosa significa che il “no” ha vinto? Sicuramente Atene ora è più forte davanti agli altri leader europei con i quali dovrà trattare. I greci sono disposti a uscire dall’Europa se necessario, lo dice il referendum. Ma Tsipras sa che ora, forte del risultato, può avere margini più ampi per trattare. Così già in queste ore la delegazione greca sta discutendo a Bruxelles con Merkel e Hollande. Le intenzioni della Grecia sono chiare, fare di tutto, comunque, per restare nell’euro, ma con clausole che siano ben lontane dalle politiche di austerità. Il ministro dell’economia greca, Varoufakis ha detto ieri notte:”Da domani l’Europa inizi a curare le nostre ferite. Tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno ad uno, per trovare un luogo comune e definire un’intesa positiva per tutti”. Ma da Berlino hanno risposto che le nuove trattative con la Grecia saranno “difficili” perché “l’ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e Tsipras è venuto a mancare oggi, con questo voto”.

E se lo scenario dei prossimi giorni resta incerto, un dato certo c’è. La gioia, i canti e i balli di piazza Syntagma, dove la felicità dei sostenitori del “no” è esplosa dopo l’annuncio ufficiale. C’è chi spera ancora in un futuro per la Grecia, dentro o fuori dall’Ue, anche se l’uscita degli ellenici dall’euro, per molti, sembra ora lo scenario più plausibile.

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