VENERDÌ 10/07

La folla di Pamplona guarda la corsa dei tori durante la festa di San Fermìn, in Spagna. Ogni anno per 8 giorni Pamplona ospita la tradizione della corsa e oltre 2mila corridori partecipano. Foto AP/ Andres Kudacki

La folla di Pamplona guarda la corsa dei tori durante la festa di San Fermìn, in Spagna. Ogni anno per 8 giorni Pamplona ospita la tradizione della corsa e oltre 2mila corridori vi partecipano. Foto AP/ Andres Kudacki

La Pamplona dei tori e del sangue. Si tinge di rosso la città spagnola per gli 8 giorni della festa di San Fermìn dove migliaia di persone corrono inseguite da 6 tori lungo un percorso prestabilito: dal centro storico all’arena. Encierro, così viene chiamato questo rituale che ha origini medievali. Quattro spari a scandirlo. Il primo, per segnalare l’apertura delle porte dei cortili dove si trovano i tori. Il secondo, il più temuto, è quello che avvisa dell’uscita dei tori e dell’inizio della loro frenetica corsa contro tutto e tutti. Il terzo e il quarto sparo avvengono all’interno dell’arena. Uno segnala l’ingresso dei tori nella struttura, l’altro, l’ultimo, indica che gli animali sono tornati nel recinto e che la corsa è finita. Solo pochi minuti, 3 in media, veloci e violenti.

Nonostante ogni anno il numero dei feriti e, in alcuni casi, delle vittime, sia molto alto e nonostante le proteste degli animalisti, San Fermìn è una tradizione apprezzatissima da chi vi partecipa. Un momento intenso, storico. Dove i corridori, prima di lanciarsi nella sfida contro il tempo e contro i tori, intonano canti di devozione a San Fermìn affinché li protegga.

Le accuse di maltrattamento ai danni degli animali e i continui feriti non riescono, ad oggi, a fermare la tradizione. Lo dimostrano i numeri: sono circa 2mila le persone che ogni giorno partecipano alla corsa, con picchi di oltre 3.500 partecipanti nel fine settimana. Basta avere compiuto 18 anni e presentarsi sulla linea di partenza. Nessun controllo. Solo tanta adrenalina e voglia di far parte di un rito secolare.

Un’immagine della corsa di quest’anno. Un uomo a terra viene calpestato dai tori durante la loro fuga. Foto Reuters

San Fermìn si conclude allo scoccare della mezzanotte del 14 luglio quando tutta la città si riunisce nella piazza del Municipio per cantare il “Pobre de mí” , canto tipico di congedo dalla festa. Mentre nelle strade di Pamplona restano i vessilli con i colori della città, i volantini e gli striscioni a sostegno dei partecipanti. Le parate e i trampolieri che tanto hanno affascinato turisti e abitanti del luogo invece scompaiono. Così come le grida di incitamento. E ci si prepara a un nuovo anno d’attesa per la “corsa del sangue”

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