MARTEDÌ 28/07

Duma, vicino a Damasco, Siria. Gli istanti subito dopo un bombardamento del governo siriano contro la zona controllata dai ribelli. Foto di Sameer Al-Doumy, Afp.

Duma, vicino a Damasco, Siria. Gli istanti subito dopo un bombardamento del governo siriano contro la zona controllata dai ribelli. Foto di Sameer Al-Doumy, Afp.

Il conflitto in Siria tra governo e ribelli non si ferma così come non si fermano i combattimenti, i bombardamenti e i raid.

Ma fra bombe e distruzione, da ieri è apparsa una novità: dopo un anno di latitanza da conferenze stampa e appuntamenti pubblici, il presidente siriano Bashar al Assad è ricomparso. E non per fare un po’ di propaganda al suo regime, tutt’altro. Assad ha fatto un’ammissione: dall’inizio del conflitto civile in Siria, che dura ormai da 5 anni, l’esercito ha dovuto abbandonare alcune posizioni, ha perso terreno. Le truppe regolari, ha spiegato il presidente, sono state messe in difficoltà dai ribelli ma anche dall’avanzata dell’Isis che ha aperto un nuovo fronte di combattimento. Ma il leader siriano non si arrende. “La vittoria arriverà”, ha detto sicuro e ha poi aggiunto:”La parola sconfitta non esiste nel dizionario dell’esercito siriano”. Sconfitta o no, le vittime dall’inizio del conflitto sono più di 230mila e i profughi che hanno cercato riparo fuori dalla Siria milioni.

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