Speciale reportage – Guardafuori goes to Russia

Nei dintorni della città di Murmansk, 1915. Foto di Sergei Michajlović Prokudin-Groskij, il fotografo russo che ha contribuito alla nascita degli scatti a colori.

Nei dintorni della città di Murmansk, 1915. Foto di Sergei Michajlović Prokudin-Groskij, il fotografo russo che ha contribuito alla nascita degli scatti a colori.

Da oggi, fino all’11 agosto, Guardafuori sarà in Russia. Un viaggio da San Pietroburgo a Mosca per riflettere e raccontare, sempre attraverso le immagini, ciò che sta accadendo in questa parte del mondo, con interviste, approfondimento e tante, tantissime foto.

E per introdurre il tema non può che venire in mente Sergej Michajlović Prokudin-Gorskij, il pioniere russo della fotografia a colori. Se oggi stampiamo e osserviamo sugli schermi delle nostre macchine digitali il rosso e il verde, il blu o il giallo, lo dobbiamo anche a lui e alla sua sperimentazione con camere oscure e laboratori chimici.

Nella seconda metà dell’800, gli anni in cui visse Gorskij, la fotografia era ancora un qualcosa di esclusivo, di poco diffuso, di difficile applicazione. Ma Gorskij era un amante di quell’arte e aveva un tocco in più, aveva svolto studi chimici. Le sue conoscenze di laboratorio lo portarono presto a collaborare con i grandi scienziati dell’IRTS (Imperial Russian Technical Society) ai quali espose le sue teorie sul colore nella fotografia. Esperimento dopo esperimento, dal 1902, Gorskij e le camere tricromatiche sono diventati inseparabili. Erano gli strumenti che gli consentivano di trasferire il colore dall’obiettivo alla stampa.

Il suo progetto più grande, restava però uno: fotografare la Russia, in lungo e in largo, e raccogliere i suoi scatti -rigorosamente a colori- in un reportage da consegnare allo Zar in persona che, stupito dalle conoscenze scientifiche e dalle idee del fotografo, acconsentì. Per realizzare «Gli splendori della Russia», questo era il nome che Gorskij aveva pensato, furono messi a sua disposizione un treno e un battello a vapore in modo che si potesse spostare senza difficoltà portando la sua camera oscura sempre con lui per stampare gli scatti quasi “in diretta”.

L’avventura del fotografo però subì una brusca interruzione nel 1917 quando scoppiò la Rivoluzione Russa e lo zar perse il potere. Nonostante questo Gorskij ebbe la saggezza di conservare i suoi scatti e continuò le sue sperimentazioni finché non gli vennero aperte le porte del Palazzo d’Inverno. Qui, nel 1918, nella “nuova Russia”, il fotografo presentò le sue foto a un pubblico di oltre 2000 persone. Famoso e apprezzato, l’artista lasciò la Russia e viaggiò per l’Europa, sempre cercando la luce giusta e i toni di colori più adatti. E anche se le sue origini e gran parte della sua vita sono state legate alla Russia, i suoi scatti sono più che mai famosi negli Stati Uniti. Proprio la Biblioteca Nazionale degli Usa li custodisce gelosamente dal 1948. La casa editrice tedesca Gestalten, invece, ha raccolto le foto in un libro dal titolo “Nostalgia”.

Un viaggio per raccontare la Russia, per guardare fuori ancora una volta, con strumenti certo un po’ più moderni di Gorskij ma con lo stesso spirito. Quello del racconto e dell’avventura, anche come esperimento.

 

 

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