MERCOLEDÌ 12 AGOSTO: quello che la Russia è, per davvero

La torre principale del palazzo del Cremlino nella Piazza Rossa di Mosca.

La torre principale del palazzo del Cremlino nella Piazza Rossa di Mosca.

Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.” Scriveva così uno dei più grandi letterati della Russia di metà ‘800: Fëdor Dostoevskij. Ed è esattamente quello che capita quando si viaggia per quel grande puzzle di usanze, personaggi e luoghi che è la Russia. Accade oggi quello che Dostoevskij ha descritto più di un secolo fa quando si incontra la guida di una battello sulla Neva che rimane stregata, ogni giorno, dal corso del fiume e ne ripete meccanicamente il nome ogni volta che può. Accade con chi di parlare l’inglese proprio non ne vuole sapere ma cerca, dalla sua bancarella di colbacchi, di trattare sul prezzo finché non ottiene il risultato e si lascia andare a un gigantesco sorriso. Accade quando centinaia di teste di turisti estasiati si alzano ad ammirare le cupole più colorate di sempre e poi, senza esitazioni, decidono di entrare nella Chiesa del Sangue Versato a San Pietroburgo o in quella di San Basilio nella Piazza Rossa di Mosca. 

In una nazione sconfinata come la Russia, le due città principali riescono a rendere un’idea abbastanza precisa di quanta storia e quanto fascino questo territorio racchiuda. Nessuno al primo impatto è gentile, tutti sono schivi e molte volte sgarbati. “La diffidenza dovuta ad anni di comunismo”, come prova a interpretarla Anastasia che da dieci anni è hostess sul treno notturno che porta i passeggeri da San Pietroburgo a Mosca e viceversa. Lo ammette lei stessa, donna russa per eccellenza, che quando ti deve far vedere come usare i letti della cuccetta si spiega a gesti e se non presti attenzione o non capisci ti guarda con due occhi azzurri come il ghiaccio che ti redarguiscono senza bisogno di parole. Un comunismo che ha lasciato ricchi senza confini, cioè gli oligarchi amici e stretti collaboratori di Putin, e poveri senza confini. Così per le strade di Mosca nel centro sfilano Porche, Ferrari, Rolls Royce parcheggiate tra un centro commerciale di grandi firme del lusso e l’altro. Attici e vestiti firmati fanno il resto, quasi come se le sanzioni imposte da Usa ed Europa in seguito al conflitto con l’Ucraina non avessero toccato nessuno in questa cerchia dorata. E poi, sulla stessa strada, due vecchiette lottano contro l’opposto: la povertà dilagante. Mentre i giovani ricchi della Mosca bene trascorrono le loro serate nei bar e nei locali della movida, una vende rose al semaforo, l’altra si aggiusta una sedia nella via più popolata e cerca di vendere immaginette della madonna e cartoline ricordo. Sulla sua giacca spuntano, portate fieramente, cinque o sei spille del partito.

E si vede di tutto. Dal ricco al povero, dal moderno al classico dell’architettura russa. A una Mosca che cresce in palazzi moderni e cantieri a cielo aperto, si contrappone una San Pietroburgo in ordine perfetto che conserva quella classicità colorata che la distingue nel mondo. Dai nuovi grattacieli a specchio della capitale, al mattone rosa e azzurro pastello dell’Hermitage e degli altri edifici che si affacciano sulla Neva. In un vortice di scoperte e di storia, dove l’entusiasmo della Rivoluzione e del tributo a Lenin, oggi celebrato in un mausoleo ai piedi del Cremlino, sfuma nei palazzoni e nella freddezza del comunismo, per poi rifarsi vivo nella spinta moderna che tutta la Russia sta ricevendo. Ostilità dell’Occidente lasciata decisamente da parte.

Per dare un’idea più precisa di quanto appena raccontato, una gallery con le immagini più significative di Mosca e San Pietroburgo qui di seguito. (Il prossimo appuntamento con Guardafuori è per sabato 15 agosto quando l’attività del blog tornerà quella di sempre e ripartirà con le fotostorie del fine settimana come d’abitudine).

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