LUNEDÌ 2/11

Il dolore. L'abbraccio dei parenti dei passeggeri del volo russo precipitato nel Sinai Il 31 ottobre. Aeroporto di San Pietroburgo, foto Reuters

Il dolore. L’abbraccio dei parenti dei passeggeri del volo russo precipitato nel Sinai Il 31 ottobre. Aeroporto di San Pietroburgo, foto Reuters

Sulla vicenda dell’aereo russo caduto nel Sinai, il 31 ottobre, ci sono ancora molte ombre. Le autorità egiziane parlano di un “guasto tecnico”, mentre alcuni jihadisti dello stato islamico hanno rivendicato l’attentato scrivendo: “I soldati del califfato sono riusciti ad abbattere un aereo russo sul Sinai”. Quello che di sicuro c’è è il dolore dei parenti delle 224 vittime del disastro, come mostrano molti degli scatti che stanno circolando sul web. Erano 217 i passeggeri a bordo dell’aereo della compagnia Kogalymavia, diretto a San Pietroburgo e precipitato dopo circa 23 minuti dal decollo. Di loro, 27 erano bambini. Oltre che ai passeggeri c’erano anche 7 persone dell’equipaggio. Le famiglie delle vittime hanno atteso per ore all’aeroporto di San Pietroburgo in attesa di notizie, con la speranza accesa che qualcuno si fosse salvato. Poi la certezza: nessun superstite. E il dolore, fatto di lacrime e abbracci.

Nei giorni precedenti al disastro i piloti avevano denunciato le condizioni precarie dell’aereo: molte volte i motori faticavano ad accendersi e il veivolo era vecchio, aveva più di 18 anni. Un pilota, addirittura, sembra che avesse chiamato casa lamentandosi con la figlia delle pessime condizioni in cui era costretto a volare. E se questi dettagli rendono sempre più plausibile l’ipotesi di un malfunzionamento tecnico, l’area dove è avvenuto l’incidente non convince. Sotto quei cieli, i miliziani dell’Isis combattono contro l’esercito egiziano. Da subito si è pensato che lo Stato Islamico avesse tentato di abbattere il veicolo, ma non si aveva alcuna prova, e non la si ha tutt’ora. C’è solo quella rivendicazione, di un gruppo minore di jihadisti che affermano di aver compiuto la loro missione.

Intanto le due scatole nere sono già state ritrovate e le indagini sono iniziate. Lae autorità egiziane consentiranno a quelle russe di partecipare, così da unire le forze. Anche se sarà molto difficile ricostruire l’accaduto perché l’aereo è precipitato in una zona montuosa e si è spezzato in due. Uno dei soccorritori, tra i primi a raggiungere il luogo del disastro, ha raccontato: “Sto vedendo una scena tragica. Tanti morti sul terreno, molti ancora legati ai loro posti a sedere. L’aereo si è spezzato in due: una piccola parte sulla coda che si è bruciata e una parte più grande che si è schiantata sulla roccia”.

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