Steve McCurry inedito, gli scatti sconosciuti in mostra a Torino

Afghanistan 1979, mujaheddin

Afghanistan 1979, mujaheddin

Si parte e si arriva con i colori dell’Afghanistan. Nel mezzo un viaggio fra Cuba, Usa, Brasile e Asia. Le fotografie di Steve McCurry sono una giostra che porta in giro per il mondo, ma questa volta fra i mille volti e i mille luoghi immortalati dal fotografo più famoso degli ultimi tempi, ce ne sono alcuni che non sono mai stati esposti. Per ammirarli, bisogna andare a Torino, negli spazi juvarriani delle Citroniere di Venaria dove è allestita la mostra “Il mondo di Steve McCurry”, a cura di Biba Giacchetti. Gli oltre 240 scatti saranno esposti dal primo aprile al 25 settembre.

Molte foto dell’Afghanistan degli anni ’70 non sono mai state viste dal pubblico e sono in bianco e nero, una rarità per il fotografo re del colore.  Nella girandola di storie per immagini di McCurry, si torna poi al punto di partenza, questa volta con le foto dell’Afghanistan moderno, da cui il fotografo è da poco tornato.

Qui alcune delle foto in esposizione a Torino

La Stampa ha intervistato l’artista alla vigilia dell’inizio della sua esposizione italiana. McCurry racconta che la mostra è il suo personale diario di viaggio. Poche parole, molte immagini. Così ama raccontare le storie di cui è stato protagonista.

Segue una filosofia buddhista che ha imparato a conoscere nel luogo che gli ha rubato il cuore, il Tibet, ed è calmo, sereno. E per andare e venire dall’Afghanistan queste doti ci vogliono. McCurry ha trovato un Paese molto cambiato rispetto agli anni’70, “molto più amichevole”,  dove è arrivata la tecnologia ma dove l’estremismo islamico non è ancora stato del tutto sconfitto.

Venditore di arance, Kabul

Venditore di arance, Kabul

Sulla fotografia di oggi ha le idee chiare. Vero, tutti possono improvvisarsi fotografi con un iPhone o un tablet per le mani ma McCurry è pungente sulla questione: «Penso che da sempre tutti possono scrivere, che usino carta e penna oppure il computer, ma di Shakespeare o di Umberto Eco in giro non se ne vedono tanti. Lo stesso vale per la fotografia».  Una fotografia moderna, più colorata e accessibile  ma che comunque non può superare gli ostacoli della storia. «C’è un posto dove rimpiango di non essere stato e oggi è ormai troppo tardi ed è la Siria. Quel che c’era si è perduto definitivamente. E questo mi rende triste», racconta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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