LUNEDÌ 4/04

 

Idomeni, Grecia. Tende del campo profughi allestito a cielo aperto per accogliere i migranti

Le trattative frenetiche di Bruxelles, le riunioni e, alla fine, il 18 marzo scorso, l’accordo. Quello che sanciva l’intesa fra Unione Europea e Turchia sulla questione dei migranti. Un patto uno a uno tanto semplice da spiegare quanto difficile da mettere in atto. Prevede che da oggi, 4 aprile, i profughi fermi a Idomeni, in Grecia, che non hanno diritto ad essere accolti in Europa con le loro domande d’asilo, vengano spostati in Turchia. Per ogni profugo che riceverà Ankara, l’Unione ne accoglierà uno con i requisiti appropriati per l’asilo, ma fino a un massimo di 72mila totali.

Lo scambio è appena iniziato e già montano le polemiche. Le autorità greche non saranno in grado di vagliare tutte le domande d asilo da sole e i funzionari d’aiuto promessi da Beuxelles stanno sì arrivando ma sono troppi pochi per gestire l’esame di 2mila pratiche al giorno. Inoltre la Ue ha dato 3 miliardi di euro alla Turchia per far fronte ai nuovi flussi in arrivo dalla Grecia ma non è ancora chiaro come verranno investiti i soldi. La Mezzaluna ha già sul suo territorio 22 campi profughi ma dice di voler posizionare i migranti in arrivo da Atene e dintorni lungo la costa, in strutture di fortuna, come alberghi vuoti. E non è nemmeno chiaro cosa succederà e dove andranno i migranti che verranno accolti dall’Ue. Forse saranno distribuiti nei vari paesi secondo il sistema delle quote.

Un altro interrogativo rimane quello dell’affidabilità turca. Secondo Amnesty International Ankara avrebbe intenzione di rimandare nei paesi d’origine i migranti, ciò significa che verrebbero rimandati, in maggior parte, verso Iraq, Afganistan e Siria. Uno scenario che la Ue deve controllare ma che potrebbe sfuggire ai primi radar.

Intanto a Idomeni nessuno dei migranti sa cosa lo aspetta. Ci sono intere famiglie che da sotto le tende scosse dal vento sperano di arrivare insieme in nord Europa, dove li aspettano altri parenti. Ma i casi verranno esaminati uno a uno, e non è così scontato che si rimarrà insieme. In quel grande serbatoio a cielo aperto che è diventato il campo, in quel l’ultimo ostacolo invalicabile  prima  del confine macedone, nessuno sa cosa accadrà d’ora in poi, se domani si partirà per la Turchia o no.

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