LUNEDÌ 18/04

Una sala del museo di Palmira, in Siria, distrutto dall'Isis. (Sana/Ap/Ansa)

Una sala del museo di Palmira, in Siria, distrutto dall’Isis. (Sana/Ap/Ansa)

Finalmente sono arrivate. Le immagini dall’interno del museo di Palmira, devastato e irriconoscibile, sono sotto gli occhi di tutti. A ridurre così il cuore pulsante del sito archeologico fra i più famosi al mondo è stato l’Isis. Fino al 27 marzo scorso, i fondamentalisti dello Stato Islamico avevano fatto di Palmira una roccaforte, un luogo da distruggere, massacrare. Proprio qui era stato decapitato il custode del tempio nonché massimo esperto archeologo, Khaled Asaad, 82 anni e un coraggio sconfinato che l’ha fatto restare ad aspettare il nemico, pur di difendere i reperti.

Le statue e i colonnati erano caduti impotenti sotto ai colpi degli jihadisti pronti a tutto pur di spazzar via le testimonianze di un altro tempo, quello dell’arte e della condivisione. Il museo era stato vandalizzato, distrutto al suo interno. Nessuno si poteva più avvicinare a Palmira. Troppo pericoloso, ma anche troppo doloroso.

Da quando, a fine marzo, le truppe del dittatore siriano Bashar Al Assad hanno scacciato l’Isis dalle rovine, la comunità internazionale è con il fiato sospeso. I danni, fino ad allora ritenuti inqualificabili, si sono rivelati molti e molto profondi, ma non insanabili. Le ferite lasciate dallo Stato Islamico sono evidenti, ma qualcosa si può ancora salvare. I primi sopralluoghi effettuati dai soldati russi avevano fatto emergere che ancor buona parte delle opere era recuperabile. Anche se, come hanno confermato diversi archeologi, per ricostruire tutto occorreranno almeno cinque anni.

Per ora la vecchia Palmira, quella che esisteva prima delle barbarie degli islamisti, la si può rivedere solo nelle ricostruzioni in 3d che gli esperti hanno elaborato in questi mesi, per avere una mappa virtuale di quello che è stato. Intanto, prima di procedere a inviare squadre di studiosi sul campo, i soldati delle coalizione internazionale sminano il terreno tutt’intorno. Quello che l’Isis aveva tentato di distruggere fino all’ultimo momento, anche durante la ritirata, con gli esplosivi nascosti sotto terra.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...