Le settimane del terrore

Vetri rotti e macerie in un ristorante distrutto durante l’attacco del 23 luglio a Kabul, in Afghanistan. L’attentato, che è stato rivendicato dal gruppo Stato islamico, ha causato la morte di almeno 80 persone.

Vetri rotti e macerie in un ristorante distrutto durante l’attacco dell’Isis, il 23 luglio, a Kabul, in Afghanistan. Sono 80 le vittime.

Una scia di sangue e distruzione. Fatta di tir che investono persone in festa, di accette che colpiscono passeggeri di treni, di bombe e kamikaze che esplodono. Di coltelli contro le chiese, di kalashnikov contro la vita di tutti i giorni. Le ultime settimane hanno avuto un comune denominatore: il terrorismo. Di matrice islamica e non, sono molti (troppi) gli attacchi che si sono susseguiti, un giorno dopo l’altro, (e non solo in Europa).

Nizza è stata colpita nel suo giorno di festa, con 84 vite spezzate dalla feroce corsa di un tir sul lungo mare, la sera del 14 luglio. Ancora una volta la Francia, debole e mal organizzata nel gestire la sua sicurezza. Poi la Germania, con l’assalto sul treno di un ragazzo afghano di 17 anni, armato di accetta. Ha causato solo feriti, nessuna vittima. Come nessuna vittima c’è stata dopo che un ragazzo siriano di 27 anni si è fatto esplodere vicino a un concerto, ad Ansbach, sempre in Germania. Qualche giorno prima, il 22 luglio, un ragazzo tedesco di origini irachene, con problemi psichiatrici, aveva sparato sulla folla di un centro commerciale a Monaco, uccidendo nove persone. E poi, di nuovo, la Francia, in ginocchio sotto gli attacchi dell’Isis, in una catena di attentati che sembra non finire mai: vicino a Rouen, il 26 luglio, due terroristi hanno assaltato una chiesa, hanno sgozzato il prete e poi si sono fatti scudo con gli altri quattro ostaggi. La polizia li ha neutralizzati in poco più di 70 minuti dall’inizio dell’attacco. E mentre l’Europa viene colpita senza sosta, lo Stato islamico non si ferma neanche nei territori che gli sono più vicini, l’azione è doppia, anche se alle volte ce ne si dimentica. Sono stati 80 i morti a Kabul, nell’ultimo attentato rivendicato dai miliziani di Al Baghdadi, il 23 luglio.

Il terrore lo hanno raccontato le tv e gli inviati dei giornali e delle radio di tutto il mondo. E lo hanno fatto anche le foto. Ma su questo modo di raccontare specifico, per immagini, serve una riflessione a parte. La sera del 14 luglio, un’ora dopo l’attentato di Nizza, se su Instagram si scriveva nel campo di ricerca “#Nizza” comparivano foto di cadaveri sparsi per tutta la strada. Scatti amatoriali, di testimoni forse ancora scioccati, forse semplici curiosi. E un video, una panoramica dettagliata sui corpi inermi falciati dal tir nella sua folle corsa sulla provvedano. Le immagini sono state puntualmente riprese dai più grandi siti di informazione (soprattutto italiani). Gallery e foto giganti si sono inseguite tutta notte, alla ricerca – disperata – di un click in più. Strisce di sangue che non aggiungevano nulla, teli sui corpi oppure neanche quelli. Un racconto dell’orrore che già tutti potevamo immaginare. Senza bisogno di caricare una foto in più. Saranno rimasti delusi gli amanti di questo genere di informazione, quando dalla strage di Monaco o da quella di Rouen non sono comparsi scatti di sangue. Al massimo un fermo immagine di un video, quello dell’attentatore del centro commerciale sul tetto di un parcheggio, impegnato a difendersi dagli insulti e dal lancio di bottiglie che arrivavano da un balcone li vicino. Un inquilino aveva sentito le urla e gli spari, si era affacciato e con quello che aveva sotto mano -delle bottiglie fresche di frigo – aveva tentato di fermarlo. Sopra di lui, un altro inquilino riprendeva la scena con lo smartphone. Azione, reazione, tasto REC. A noi la scelta.

 

 

 

 

Annunci

La curiosità della settimana – Un messaggio “esplosivo”

Shangai 2014. Spettacolo pirotecnico dell'artista cinese Cai Guo-Qiang

Shangai 2014. Spettacolo pirotecnico dell’artista cinese Cai Guo-Qiang

Dire le cose con un’esplosione. C’è chi lo fa con le parole, chi con un pennello. Chi con le note e chi con un clic. Poi c’è Cai Guo-Qiang, artista cinese ma da anni a New York, che la sua arte preferisce – appunto – esprimerla con la polvere da sparo.

Non si tratta di semplici fuochi d’artificio, si tratta di uno studio appassionato e approfonditissimo di quantità e qualità. Guo- Qiang fa infiammare le polveri da sparo e poi in un secondo, dopo esplosioni e un gran frastuono, ne fa nascere quadri, spettacoli pirotecnici e disegni inimmaginabili fino a pochi istanti prima.

E lo fa sia in cielo – sono ormai famosi i suoi spettacoli pirotecnici con giochi d’artificio “di polveri” da cui nascono fiori e onde – e sul pavimento, dove crea quadri giganti con polveri grigie e nere. “Lo spettacolo più potente è quello dove c’è il fuoco”, spiega l’artista alla Cnn. L’importante è saperlo controllare. E lui sa farlo. Nelle sue esibizioni il pubblico è sempre molto vicino al luogo dove ci sono gli scoppi. L’artista sa dove e come la polvere esploderà, quanta se ne disperderà nell’aria e a quale distanza gli spettatori devono stare. Il resto è puro spettacolo (e divertimento)

L’ispirazione viene dall’antica arte cinese “attraverso cui molti artisti hanno saputo trovare una nuova ispirazione”, racconta Guo-Qiang. Una cultura dove troppo spesso però, ricorda l’artista, la voce del singolo non riesce a farsi sentire. Non è il suo caso, fra botti e esplosioni, il messaggio dei suoi botti – e dei capolavori che ne vengono fuori – arriva forte e chiaro.

L’appuntamento della settimana – Ultimo giorno per partecipare al “National Geographic Travel Contest”

Una delle foto in gara per aggiudicarsi il primo premio del concorso fotografico di viaggio di National Geographic. Nello scatto: un giovane in un campo di basket fra le case di Hong Kong. La foto è fra le candidate a vincere nella categoria “città”

È uno dei concorsi di fotografia più seguiti di sempre.  Il nome ufficiale è Travel Photographer of the Year contest, di National Gegraphic. Ma tutti lo conoscono come “la competizione da cui emergono le foto più belle da tutto il mondo”. E oggi, 27 maggio, si è conclusa l’ultima settimana  disponibile per parteciparvi. I fotografi hanno tempo fino a stasera per caricare il loro ultimo scatto, poi la giuria voterà.

Le new entry, è proprio il caso di dirlo, sono spettacolari. Vere e proprie “fotografie da desktop” del computer, così colorate e grandi da essere uno sfondo perfetto per computer, iPad e iPhone.

In questo caso, più che le parole, serve che parlino gli scatti. Ecco quelli più belli selezionati per voi da Guardafuori, in attesa di conoscere il nome del vincitore

 

L’evento della settimana – Mosca mostra i muscoli

Annuale parata del 9 maggio a Mosca, Russia. I cadetti dello squadrone femminile sfilano sulla Piazza Rossa

Il 9 maggio 1945 è una data che è entrata nella Storia con prepotenza. È quella che sancisce la sconfitta della Germania nazista e il trionfo della Russia (e degli Alleati) nel Secondo conflitto mondiale. Nel 2017,  71 anni dopo la vittoria, Vladimir Putin ha deciso di onorare con il più patriottico degli spiriti questa data così importante per l’Armata Rossa.  Per ricordare, anzi, per sottolineare più e più volte a tutto il mondo la potenza militare russa. E il sacrificio dei 26 milioni di sovietici morti nella Seconda guerra mondiale.

La cerimonia si è svolta  nella piazza Rossa di Mosca, un rettangolo enorme che guarda il Cremlino. Qui, lunedì scorso, hanno sfilato in divisa 10mila soldati, donne comprese. In uniforme, con berretti, fucili e anfibi, i militari hanno mostrato al mondo quanti sono e quanto sono felici di far parte di “madre Russia”. Nelle foto che sono circolate subito dopo l’evento, la maggior parte dei militari sorride felice, fiera. Sono i sorrisi dei russi degli anni’90 e ‘200. Quelli cresciuti in un Paese che corre verso la modernità ma che per tanti aspetti guarda al passato. E che è sempre più solo. Nella lotta al terrorismo, negli affari, nel controllo dei confini con l’Ucraina.

sorrisi

Putin lo sa. E anche per questo, ha voluto dire al mondo – con la sua parata – quanto la Russia sia militarmente forte. Carri armati, lancia razzi e lancia missili sono apparsi sul cemento della piazza Rossa come i gioielli in vetrina in un negozio di lusso. Quasi a dire: “Ammirateli, finché potete”.

Dal suo grande e prestigioso palcoscenico poi, Putin ha voluto ribadire come i russi siano ancora in prima linea nelle battaglie di questo nuovo XXI secolo. “In questo momento, la civiltà deve affrontare una nuova minaccia. Per questo, – ha spiegato il presidente russo – siamo disposti a costruire un nuovo blocco di sicurezza internazionale per sconfiggere il terrorismo”.

Buon inizio settimana con una foto dallo spazio

L'Europa vista dallo spazio. La foto è stata scattata dall'astronauta Tim Peake in missione sull'International Space Station. Il National Geographic l'ha scelta fra le foto di viaggio più belle della scorsa settimana.

L’Europa vista dallo spazio. La foto è stata scattata dall’astronauta Tim Peake in missione sull’International Space Station. Il National Geographic l’ha scelta fra le foto di viaggio più belle della scorsa settimana.

Migliaia di luci su sfondo blu. Non un quadro o l’inizio di un film, ma la Terra vista dall’alto. Anzi, dallo spazio. È questa la foto più sensazionale tra quelle di viaggio scelte la scorsa settimana da National Geographic. A scattarla è stato un astronauta di origini inglesi, Tim Peake, che era in missione sull’International Space Station e stava osservando il nostro pianeta da migliaia e migliaia di chilometri di distanza. Il panorama era incantevole e allora Tim ha scattato una foto ricordo destinata a fare il giro del mondo.

La foto rientra nella categoria “viaggi” anche se lo spostamento Terra-spazio non è proprio per tutti. Più facili da percorrere sono i tragitti verso le Meteore greche, verso l’immensa Death Valley californiana o verso le case coloratissime di Città del Messico, che sono alcuni dei soggetti che Nat Geo ha scelto di far rientrare nella stessa categoria di quella dallo spazio. Del resto il mondo è sempre lo stesso, che lo si veda da una stazione in orbita o dalla terra stessa.

La curiosità della settimana – Come invecchiano i vip? Ce lo dice Photoshop

Il Presidente Usa Barack Obama fra 20 anni. Grazie a photoshop si può capire come saremo quando invecchieremo. Un gruppo di artisti ha mostrato come saranno fra qualche anno i vip di oggi

Il Presidente Usa Barack Obama fra 20 anni. Grazie a photoshop si può capire come saremo quando invecchieremo. Un gruppo di artisti ha mostrato come saranno fra qualche anno i vip di oggi

Hollywood e lo showbusiness. Washington e la politica sotto ai riflettori. Siamo abituati a vedere le celebrity di oggi sempre impeccabili. Dal tappeto rosso degli Oscar ai palchi di iniziative sociali e campagne elettorali. Ma anche loro, prima o poi, invecchieranno. Un gruppo di artisti esperti di Photoshop – di cui non si sa ancora il nome – ha provato ad anticipare un po’ i tempi ritoccando volt i e fisici di attori e cantanti, ballerini e politici, portandoli avanti di oltre 20 anni. Il risultato? Una Gwen Stefani decrepita con la pancia flaccida, una Gwyneth Paltrow con il volto rugoso e un Barack Obama dai capelli e barba bianca.

Nella gallery qui sotto troverete insospettabili “eterni giovanotti” ridotti a vecchietti senza più alcun fascino. Ma i calcoli di Photoshop non sono sempre esatti, e magari i diretti interessati si conserveranno meglio di quanto stimato dall’impietoso programma di foto che, per una volta, non li ha aiutati a brillare.

 

Mai a più di 30 km all’ora. Viaggio nel cuore dell’Asia su un tuk tuk

Laurène, Louis, Charles e Tanguy sono quattro amici francesi che hanno viaggiato per più di un anno a bordo di un tuo tuo, il tipico taxi asiatico. Ne è nato un progetto fotografico a scopo benefico per la Ong Enfants du Mekong

Laurène, Louis, Charles e Tanguy sono quattro amici francesi che hanno viaggiato per più di un anno a bordo di un tuk tuk, il tipico taxi asiatico. Ne è nato un progetto fotografico a scopo benefico per la Ong Enfants du Mekong

Un anno e mezzo a bordo di un tuk tuk, il taxi a tre ruote dai colori sgargianti che spopola in Asia. Un viaggio scomodo ma all’avventura, come non se ne vedono più. E a scopo benefico: aiutare l’Ong Enfants du Mekong a raccogliere fondi per i bambini in difficoltà. A imbarcarsi in quest’avventura sono stati quattro ragazzi francesi dai 23 ai 27 anni con uno zaino in spalla e migliaia di chilometri da macinare.

tuktuk2

Tutto inizia in Thailandia, da dove i quattro compagni di viaggio hanno poi deciso di attraversare Laos, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Turchia, Grecia, Balcani e Italia. Poi il ritorno a Parigi, dopo più di un anno in giro per l’Asia. La scelta del tuk tu non è casuale. Questo mezzo, anni fa, veniva usato per consegnare la posta. I ragazzi hanno voluto richiamare questa idea, raccogliendo man mano le lettere dei giovani in difficoltà per poi portarle in Francia per sensibilizzare l’opinione pubblica.

tuktuk5

Procedere a non più di 30 chilometri orari, con temperature che variano da +30° a -20° nel giro di poche ore non è stato facile ma, come dicono i ragazzi, “ne è valsa la pena, soprattutto per tutte le persone che abbiamo incontrato e che ci hanno aiutato. Ci hanno accolto nelle loro case, ci hanno accompagnato lungo le strade ridendo”.

La prossima tappa? Ancora nulla di certo, ma per chi volesse scoprire tutto in tempo reale si possono seguire il sito dedicato alle avventure dei quattro (a questo link), la loro pagina Facebook  e il loro account Instagram.

 

 

 

I 13 Paesi più pericolosi del mondo, da non visitare nel 2016

Ci sono luoghi unici al mondo. Tolgono il fiato per i loro orizzonti, le loro rovine intrise di storia, il loro gemellaggio con la natura. Eppure la maggior parte di questi paradisi sono pericolosi, dilaniati dalle guerre, dal terrorismo. Così attraversare le suggestive montagne del Pakistan o ammirare la vecchia città di Sanaa (patrimonio dell’Unesco) in Yemen diventa quasi impossibile. Ma quanti sono questi luoghi irraggiungibili? Guardafuori ne ha individuati 13 in cui essere turisti è diventata un’impresa. Ma se proprio ci volete andare, non mancano agenzie viaggio disposte a organizzare un’avventura tutta per voi.

Hindu Kush, Darkot Pass. Uno scorcio della scalata più bella del Pakistan

Hindu Kush, Darkot Pass. Uno scorcio della scalata più bella del Pakistan

Pakistan – Le scalate sulle rocce dell’Hindu Kush, i siti archeologici dell’Indus Valley, il trekking a Karakoram. Per decenni il Pakistan è stato protagonista del turismo mediorientale, ma ora le sue bellezze sono messe in ombra dai gruppi di terroristi che sistematicamente terrorizzano le città del Paese. L’ultimo attacco kamikaze risale proprio a pochi giorni fa, a Pasqua, quando un terrorista talebano  si è fatto esplodere vicino a un’area giochi uccidendo più di 70 persone. Il dipartimento di Stato americano suggerisce ai cittadini di non andare in Pakistan, almeno per ora. Ma, per i più coraggiosi, il Pakistan Tourism Development Corporation di Islamabad può fornire una lista dei tour operator disponibili a organizzare viaggi.

L'incontro tra Nilo Blu e Nilo Bianco, Sudan

L’incontro tra Nilo Blu e Nilo Bianco, Sudan

Sudan – Là dove Nilo Blu e Nilo Bianco si fondono, la sicurezza di un viaggio immersi nella natura non c’è più. Nel 2008 in Sudan sono stati assassinati due impiegati dell’ambasciata americana e di recente il presidente del Paese è stato accusato di crimini di guerra. Gli stranieri, in particolare gli europei, sono sempre più vittime di rapimenti o furti. Tutti i più importanti tour operator hanno smesso di organizzare viaggi qui, ma uno resiste: il Raidan Travel & Tours

Tbilisi, la capitale della Georgia

Tbilisi, la capitale della Georgia

Georgia – Montagne mozzafiato, escursioni in elicotteri e degustazioni di vino. La Georgia, incastonata fra Russia e Turchia, è la meta perfetta per turisti coraggiosi. Le difficili relazioni con Mosca hanno reso il Paese instabile e poco consigliato dalle agenzia viaggio.  Georgica Travel però continua a operare sul territorio. Pericoloso sì, ma non del tutto sconsigliato.

Le rovine di Baalbek, Libano

Le rovine di Baalbek, Libano

Libano – Le rovine di Umayyad, la valle della Beqà con i suoi vigneti e il fascino unico di Beirut fra trasgressione e tradizione. Il Libano è un mix di storia e innovazione incastonato in una posizione geografica tanto suggestiva quanto pericolosa. Il Paese si trova tra Siria e Israele e, con lo scoppio della guerra civile siriana, è stato coinvolto in alcune azioni militari che hanno danneggiato il territorio. Dal 2008 almeno 30 persone hanno perso la vita in Libano a causa del conflitto. Il governo Usa ha fatto sapere ai suoi cittadini che chi andrà in Libano non avrà la garanzia di poter essere aiutato dagli organi diplomatici in caso di necessità. Per chi volesse tentare l’impresa, a Beirut c’è un’agenzia che può essere d’aiuto:  Wild Discovery.

Pyongyang, la capitale della Corea del Nord

Pyongyang, la capitale della Corea del Nord

Nord Korea – Benvenuti i turisti, purchè compilino montagne di visti prima di partire e, una volta a destinazione, alloggino in un solo hotel, sorvegliati da una guida che li scorterà in giro giorno e notte senza lasciarli un attimo da soli. Niente foto. Niente domande. Solo un tour fra le grandezze architettoniche del Paese del dittatore a cui piace giocare con il nucleare, Kim-Jong un. L’unica via per arrivare qui è la Cina e, proprio da Pechino, l’agenzia Koryo Tours vi aiuterà a organizzare il viaggio.

Palmyra e le sue rovine patrimonio dell'Unesco, in Siria

Palmyra e le sue rovine patrimonio dell’Unesco, in Siria

Siria – Prima la guerra civile, poi l’arrivo dell’Isis. La Siria è il Paese più pericoloso del mondo, al momento. Le antichissime rovine di Palmyra sono il principale punto d’attrazione, anche se i turisti dovranno aspettare a lungo per tornare a passeggiare fra gli antichi colonnati. Prima conquistate e in parte distrutte dallo Stato Islamico, ora le rovine sono tornate fra le mani delle truppe governative che stanno sminando il sito archeologico per tentare di preservare ciò che resta. Più che di viaggio, qui, si deve parlare di vera e propria avventura. A organizzarla ci pensa Nawafir Travel & Tours, un tour operator con base a Damasco.

Sanaa, cittadina vecchia, nello Yemen, patrimonio Unesco

Sanaa, cittadina vecchia, nello Yemen, patrimonio Unesco

Yemen – La città vecchia di Sanaa fa parte del patrimonio Unesco e regala una vista mozzafiato. Ma lo Yemen è ora teatro di guerra, con attacchi alla coalizione saudita sferrati in continuazione dai ribelli con autobombe e attacchi kamikaze. Data la difficile situazione, Israele ha deciso di prelevare i suoi cittadini che erano ancora presenti sul territorio per ragioni di sicurezza. Per gli amanti del proibito c’è Shibam Tours.

Oued gole, rocce scavate dal vento, Algeria

Oued gole, rocce scavate dal vento, Algeria

Algeria – Le escursioni in cammello, le avventure nel Sarah, le rovine romane. L’ Algeria è un gioiello da scoprire ma difficile da raggiungere. Nell’ultimo anno diversi attacchi suicidi hanno gettato lo Stato nel panico e si sono verificati anche rapimenti e uccisioni di turisti. Per questo le autorità americane hanno suggerito ai turisti che arrivano dagli USA di mantenere un “profilo basso” e di non spostarsi lungo i tragitti tipicamente percorsi dai visitatori. L’agenzia Touareg Voyages è il posto giusto a cui rivolgersi per tentare la sorte.

Moschea Blu, Afghanistan

Moschea Blu, Afghanistan

Afghanistan –  La direzione afghana del turismo l’ha dichiarato pochi mesi fa: “Presto tutti i reperti archeologici distrutti dalle guerre verranno curati e riaperti al pubblico”. Quella dell’Afghanistan è una tradizione di storia e di arte ricchissima, ma i conflitti ne hanno distrutta buona parte. La maggior parte delle zone del Paese sono considerate dagli americani ancora “territorio di guerra” e i viaggi qui sono sconsigliati. Un’agenzia californiana, però, non sembra dare ascolto ai suggerimenti e organizza spedizioni in questi luoghi, si tratta della Pamir Travel.

Rift Valley, fra Eritrea ed Etiopia, depressione dell'Afar

Rift Valley, fra Eritrea ed Etiopia, depressione di Afar

Eritrea – Ottenere un visto per turisti può richiedere mesi e mesi. L’Eritrea ha infatti una condizione instabile. Prima le guerre intestine, negli anni ’70, poi quelle con lo Yemen e l’Etiopia, hanno portato questo stato a non rialzarsi mai dalla sua crisi e a vivere una lunga ondata di dittature e di corruzione. Damera Tours è il sito da consultare se non potete fare a meno di un’escursione sulle coste della Rift Valley.

Zimbabwe, il New York Times l'ha nominato, nel 2015, uno dei migliori 20 posti al mondo da visitare. Ma rimane una località molto pericolosa

Zimbabwe, il New York Times l’ha nominato, nel 2015, uno dei migliori 20 posti al mondo da visitare. Ma rimane una località molto pericolosa

Zimbabwe –  I parchi naturali, le distese senza limiti, la natura e il suo richiamo. Lo Zimbabwe è uno dei luoghi più affascinanti dell’Africa orientale ma il suo più grande problema è la sicurezza. Nonostante dal 2009 la situazione sia migliorata e l’allarme rientrato, il Paese resta tra gli ultimi nella classifica della sicurezza e dell’elevatissimo numero di crimini compiuti, soprattutto contro i turisti. Per chi non riuscisse a rinunciare a un safari, ecco a chi rivolgersi:  Zimbabwe Tourism Authority.

Shwedagon Pagoda, Birmania

Shwedagon Pagoda, Birmania

Burma, Myanmar (Birmania) – I motivi per visitarla sarebbero molti: una crociera lungo lo spettacolare Irrawaddy River, una gita in mongolfiera sopra Bagan, e una camminata tra l’atmosfera magica del mercato a Yangon, la capitale. Eppure a sorvegliare ogni mossa dei turisti ci sono loro, i soldati del regime. Gli stranieri non sono ben accetti e soprattutto vengono tenuti sotto stretto controllo dai militari. Pare impossibile usare carta di credito o simili. Se proprio non potete fare a meno di partire, di tutto il viaggio può occuparsi  il Myanmar Tourism Promotion Board.

Arco di Ctesifonte, Iraq

Arco di Ctesifonte, Iraq

Iraq – Le agenzie di viaggio della vicina Giordania ci organizzano viaggi per turisti coraggiosi e invitano a trascorrere lunghi soggiorni tra le rovine archeologiche di cui il Paese è costellato. Ma i migliori siti di viaggio internazionali concordano: da Amman offrono un servizio pericoloso, e sprovveduto. L’ Iraq, per la sua vicinanza alla Siria e per la presenza sul territorio dello Stato Islamico rimane un luogo off limits.

La curiosità della settimana – Un lama a New York

Magnum collection: A Lama in Times Square. New York 1957, Igne Morath

Magnum collection: A Lama in Times Square. New York 1957, Igne Morath

Magnum Photo ha avuto un’idea commerciale niente male. Ha realizzato dei poster che riproducono le foto più famose dell’agenzia scattate a New York. La maggior parte degli scatti sono in bianco e nero e risalgono agli anni ’50 e ’60.

Fra le immagini scelte c’è anche quella della fotografa Igne Morath che, nel 1957, fotografò il lama Linda all’interno di un taxi, nella giungla newyorkese. Fu possibile realizzare lo scatto grazie a una trovata degli studi della ABC che al tempo ospitarono Linda per un servizio. “Linda, tornava a casa attraverso Broadway. Stava tornando da uno show televisivo che aveva registrato negli studi della ABC. E si rilassava sporgendo il collo dal taxi verso una delle più famose strade del mondo”, raccontava in quei giorni la fotografa. Fonti vicine a Morath confermano che fu lei a occuparsi del set per la ABC e che prese mota confidenza con Linda. D’altronde era un anno che l’artista si preparava a fotografare l’animale.

La foto diventò presto un’icona della frenesia newyorkese. E consacrò la fotografa a diventare una delle più famose di quel periodo. I suoi scatti non passarono più inosservati. Spesso dissacrante ed estreme, ma provocanti e innocenti allo stesso tempo, le immagini di Morath giocano sui contrasti. I soldati cinesi che si arrampicano sulla statua di Buddha, le ragazze iraqene che si scatenano in danze frenetiche, i tassisti con gli sguardi che vagano quasi impazziti sulla città che devono attraversare.

IRAQ. 1956. Gypsies dancing in a camp near Catesiphon.

IRAQ. 1956. Gypsies dancing in a camp near Catesiphon.

Sono tutti esempi di questo sguardo particolare sul mondo. Che viene da lontano, dall’Austria della Seconda Guerra Mondiale dove la fotografa è nata e cresciuta. “Dove tutto – o quasi – era morte”, come ha raccontato lei stessa. E dove rimaneva una sola soluzione per sopravvivere: scappare negli Usa. Ma senza mai perdere la curiosità, la voglia di viaggiare. Dall’Iran all’Iraq, fino alla Spagna. Morta è stata una girovaga che poi è sempre tornata nella giungla di cemento di New York, quella dove un giorno dell’inverno del ’57 riuscì a paparazzare il lama più famoso di sempre.

La curiosità della settimana – Al MoMa un corso di fotografia online…gratis

Schermata 2016-02-21 alle 15.26.36

Un’opportunità unica: imparare qualcosa in più sulla fotografia in un tempio dell’arte, il MoMa. E, per di più, gratis, seduti davanti al pc. È l’idea di Sarah Meister, la direttrice dell’area fotografica del celebre museo che ha ideato un corso online di 6 settimane per sensibilizzare il pubblico sugli oltre 180 anni di storia della fotografia e su come spesso si sbagli prospettiva nell’osservare – e nel realizzare – gli scatti.

Niente selfie, e neppure bocche da papera. Scordatevi le immagini dei vostri piatti al ristorante. Il MoMa insegna come realizzare scatti da professionisti, per un documentario, a realizzare ritratti, a raccontare storie con le immagini. Il tutto si conclude con un assignment (un compito) finale, dove gli allievi dovranno dimostrare di aver appreso, anche se a distanza, le basi che il corso ha fornito.

Non ci sono ritmi serrati, ma scadenze “consigliate” per far si che gli alunni non rimangano troppo indietro o lascino il corso a metà. Alla fine, il MoMa rilascerà un certificato che attesta che l’allievo abbia partecipato. Non rimane altro che…provare!